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CronacaPolitica

Giorgio Chiarelli della “Cgil Medici”: Sanità pubblica artatamente portata alla deriva a favore della sanità privata.

“Quella che dagli alti vertici dell’Ats e dell’Assl di  Olbia viene definita “ottimizzazione delle risorse umane per una Sanità di alto livello in regime di sicurezza, si sta rivelando  in Gallura, una deriva per la Sanità pubblica”. Ad affermarlo con un suo comunicato, ieri, è stato Giorgio Chiarelli della Cgil medici che opera al Paolo Dettori. “Da tempo, scrive, raccolgo le segnalazioni e le lamentele dei colleghi messi quotidianamente in difficoltà nell’assolvimento del loro lavoro da una sorta di rigide linee guida imposte come norme di sicurezza che non fanno altro che vanificare la  professionalità e la dedizione di vari addetti ai lavori. Una pesante burocratizzazione dell’attività, scrive Chiarelli, che umilia la dignità professionale di quelli che sono i veri “Operatori d’opera” per la sicurezza dei malati”. Il rappresentante sindacale non si limita ad accuse generiche ma fa una lunga elencazione delle “cose assurde che l’osservanza rigorosa delle così dette linee guida di sicurezza sta provocando. “In virtù di queste linee guida, dettate evidentemente da gruppi di potere, dice Chiarelli, in Otorino, per esempio, non possono essere più operati i bambini sotto i cinque anni. Gli stessi, infatti, per rispettare le norme di scurezza imposte, anche per una banale tonsillectomia, dovranno essere operati al Gemelli, al Mayer di Firenze o al Gaslini di Genova. Oppure, in attesa dei 5 anni che consentirebbero l’intervento anche a Tempio, debbono sorbirsi due o anche tre anni di antibiotici per lenire, ad esempio, una tonsillite. Si parla di interventi, scrive ancora Chiarelli, che il reparto tempiese ha sempre svolto da 30 anni a questa parte con standard elevatissimi di cura e sicurezza”. Chiareli segnala anche che in Radiologia, “una volta all’avanguardia per l’accuratezza della diagnostica non si esegue più la mammografia. Non per carenza di apparecchiature, dice, ma semplicemente per mancanza di tecnici. Solo quattro a fronte dei 19 che operano ad Olbia. Fa da contraltare, dice ancora il rappresentante della Cgil, (che si chiede anche che fine abbia fatto la tanto decantata prevenzione del tumore alla mammella), l’esaltazione da parte dell’Assl di Olbia delle 57 mammografie fatte in questi giorni dal Mater Olbia. Un chiaro segnale di favoreggiamento del privato, afferma il medico, a discapito del servizio pubblico”. Chiarelli, sulla disparità dei numeri, si chiede anche che fine abbia fatto il così detto “ospedale di area omogenea” che doveva assicurare un interscambio di personale, compresi  anche i tecnici di laboratorio, in caso di necessità, fra Olbia, Tempio e La Maddalena. Un ospedale omogeneo quindi ad uso e consumo di pochi”. Chiarelli denuncia infine una drastica riduzione dell’attività in Chirurgia, in Medicina, “dove il cardiologo soprattutto al pomeriggio è assente”, nel Laboratorio analisi e nel Centro trasfusionale. “Cui prodest, dice Chiarelli, a chi giova tutto questo?”. (a.m.)

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