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L’Avvocato Mario Quargnenti ricorda Mia Martini

Il ricordo di Mia Martini nel racconto dell’Avvocato Mario Quargnenti difensore della ragazza, nel 1969, durante la sua detenzione alla Rotonda di Tempio.

“Alle tante voci, fra cui anche quella del giornalista Alessandro Pirina, che nei giorni scorsi ha rievocato molto bene su La Nuova la vicenda di Mia Martini, riportandomi a cinquanta anni fa, voglio aggiungere, come suo avvocato difensore al tempo della nota vicenda, (agosto 1969), la mia esperienza personale nei contatti con quella ragazza che al tempo era semplicemente Domenica Berte”.

A parlare è Mario Quargnenti, oggi decano degli avvocati del Tribunale di Tempio che difese “quella giovane ragazza”.

L’arresto

“Venni convocato in Procura per assumere l’incarico di difensore d’ufficio, di una ragazza, certa Domenica Bertè, arrestata in una discoteca di Porto Cervo, con altre quattro compagne, per detenzione di sostanze stupefacenti. Recatomi nelle carceri, denominate “La Rotonda”, partecipai all’interrogatorio da parte del magistrato inquirente ed appresi che durante un’incursione della polizia, la Bertè era stata trovata in possesso di una dose di hashish, nascosta nelle mutandine. Appena mezzo grammo che a suo dire, deteneva a scopo curativo per l’ansia. Andai a trovarla in carcere diverse volte, per rassicurarla che sarei riuscito ad ottenere, quanto prima, la libertà provvisoria in attesa del processo.”

“Se non canto non vivo”

“In uno di questi incontri, prosegue l’avvocato Quargnenti, mi chiese se poteva alleviare la sua detenzione con il possesso di una chitarra. Perché le piaceva cantare. Le risposi che la cosa era possibile, se autorizzata dal giudice, e non fosse incompatibile con il regolamento carcerario. Mi ricordo che il giudice istruttore, era un giovane magistrato che accolse, pur sorpreso ma senza difficoltà, la mia richiesta.  Quando le comunicai la notizia era raggiante e le volte successive che andai a trovarla, la trovai più sollevata.”

Una ragazza sola

“Dopo quattro mesi, finalmente, il giudice accolse la mia richiesta di libertà provvisoria, e la Bertè venne scarcerata. Fino ad allora, la famiglia non si era interessata di lei, tanto è vero che per il suo ritorno a Roma, dovetti provvedere io stesso essendo lei priva di mezzi. La madre, subito dopo il suo ritorno a Roma, pensò al pagamento dei miei onorari e a scegliermi come avvocato di fiducia per il processo. Non riuscii a farla assolvere, prosegue Mario Quargnenti, in quanto a quei tempi, anche una piccolissima dose di stupefacente, pur posseduta a scopo sanitario, come diceva lei, costituiva reato. Uguale sorte ebbe davanti alla Corte d’Appello di Cagliari, (difesa questa volta da un collega di Nuoro), che confermò integralmente la condanna di primo grado.”

Amore della verità

“Per amore della verità debbo dire che, quanto viene raccontato in una intervista del 1972, secondo cui “avrebbe messo piede in manette nella stazione ferroviaria di Tempio, scortata da due carabinieri, per essere trasferita nel carcere di Cagliari, passando fra due ali di folla che le tiravano sassi, come fosse un’assassina”, è un episodio che non è mai avvenuto. In carcere a Cagliari non è mai andata e dal carcere di Tempio, una volta che ottenni dal giudice, la libertà provvisoria, sono andato a prenderla ed a piedi, siamo usciti dal carcere, lei vestita da hippie, diretti a casa di mia madre, posta nella strada più centrale di Tempio, senza che nessuna delle persone che incontravamo, facesse caso a lei ed al suo abbigliamento.”

“Ho voluto ricordare la storia di questa sfortunata ragazza, per amore della verità”.

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