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Celebrato domenica 28 luglio il 36 esimo anniversario della strage di Curragghja

Una celebrazione purtoppo sempre più in sordina con scarsa partecipazione della Città.

Domenica 28 luglio, ricorre il 36esimo anniversario della Strage di Curragghja, che ricorda la morte di dieci uomini.  Due guardie forestali e otto civili, accorsi sul posto, dopo un appello, lanciato tramite l’emittente radiofonica Radio Tele Gallura, dall’allora vice sindaco Giovanni Azzena che chiedeva l’aiuto di tutti per impedire che le fiamme di un incendio immane, appiccato sei giorni prima da mani assassine nella bassa valle del Coghinas, arrivassero alla Pineta di San Lorenzo e alla stessa città di Tempio. All’appello risposero in tanti e su quella Collina, trasformata dagli incivili in una discarica orrenda, trovarono la morte:

Claudio Migali vigile urbano. Diego Falchi maresciallo forestale. Gigi Maisto operaio. Mario Ghisu operaio di Alà dei Sardi in ferie a Tempio. Nino Visicale impiegato. Salvatore Pala brigadiere forestale. Silvestro Manconi operaio. Tonino Manconi segretario dell’allora Comunità Montana, Tonuccio Fara operaio Vanni Bisson operaio. (Deceduto qualche anno dopo).

Commemorazione scomoda. In una commemorazione, “scomoda”, soprattutto per i Politici e sempre meno sentita e partecipata, per mille ragioni che ci riserviamo di analizzare, sono sicuramente da citare anche i superstiti di quella terribile giornata che portano sul corpo i segni di quell’evento. Anche loro, grazie all’impegno di uomini giusti e saggi che non ci sono più, furono insigniti nel 2009 dal Presidente della Repubblica, della Medaglia D’oro al Valor Civile.

Mario Marchesi. Giuseppe Sotgiu. Antonello Azara. Gianni Mazza. Antonello Forteleoni.

Medaglia D’Argento.Due anni dopo, la città fu, invece, decorata, per lo stesso tragico evento, della medaglia d’argento.

Eroi. Significative le parole di Don Antonio Addis che ha celebrato la Messa: unico momento vero in una cerimonia lontanissima dalla verità. “I Caduti di Curragghja uccisi dai veleni dei rifiuti gettati sulla collina, più che dalle fiamme, ha detto il sacerdote  sono morti non scappando dal fuoco, ma andando incontro alle fiamme per impedire che le stesse potessero propagarsi al resto della città”. Sono morti eroicamente.

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